Cilt No /Belge No
07/0013
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Kaydın Metni

De li fiuoli del signor, che son 5 vivi al presente.
Atrovasi el dicto signor haver cinque figliuoli, i nomi degli qualli non mi extenderò narar per ora, essendo cer­ tissimo vostra celsitudine saperli tuti; ma ciaschadun de li prediti tien Porta, bassà et seraglio, a usantia del pa­ dre. Fra gli qualli, dui ne sono, che guerizano mortal­ mente insieme, maxime uno per ananci che si atrovava in Chafa, huomo valentissimo et de ingiegno et de force. Quando fu non guari tempo quella cussì mortal carestia in Constantinopoli, costui, intesa che l’ebe, incominciò a strenzer [14] tuti passi, a ciò non li potesse andar for­ menti; dove che quella terra, essendo asediata per corsa­ ri et mali tempi da le parte da basso, lui molto più l’ase­ diava da le parte di sopra, in modo che Constantinopoli era reduto ad extrema necessità. Costui anchora si apa­ rentò con el gran tartaro; la qual cossa, intesa per il pa­ dre molestissimamente, soto fiction di apresentarlo, li mandò alchune veste a donar, tosichate, per le qualle tramutò questa vita in l’altra; nè più el prefacto signor ha dato da poi quella provintia a governo de figliuol nis­ suno, ma li ha posto uno sanzacho, che n’à chura. El fiuol veramente de Trebisonda, costui atrovandossi una sorella a presso del padre, et desiderando aparentarsi con el signor Ardevelli, o ver Sophì al modo nostro, per usar le suo force et sufragio a’ sui bisogni, destramente gli fece intender di questa sua sorella, persuadendolo a mandar uno ambassator a suo padre a dimandargela per moier; la qual persuasion operò in modo, che ’l prefacto signor Ardeveli mandò per un suo ambassator a diman­ dar la prefacta dona al signor turcho. Et sentendossi a Constantinopoli la venuta del dicto ambassator, si existi­ mava comunamente da ognuno, che ’l non dovesse darli audientia alchuna; et tandem, zonto che lui fo de lì, fo aceptato et immediatamente expedito, tutavia con gran­ dissimo romor de popullo. La qual expeditione fu in questa forma, che sentendo el signor turcho esserli di­ mandata la fiuola per moier del suo signor, rispose rin­ gratiandolo assai, che ’l si dignasse dimandarli de le sue cosse, ma che a presso di loro non si costumava maridar le sue done in signori alieni; maridavano agli loro suditi et suoi schiavi; et che, non perchè dicto signor per le suo degne conditione non la meritasse, ma per non contrafar a quello era sempre stato il costume loro, pertanto non il à voluta dar. Et con queste et altre simeli parole il licen­ tiò. Et mentre che ’l dicto ambassator stete in Constanti­ nopoli, el tene in continua vardia, che alchuno non li parlasse. Ma advene che, expedito quello de la sua am­ bassata, si messe subito a comprar pani scarlati et altri di color rosso, con altre robe, tutavia spendando de la moneta del suo signor. Et ochorse, che per sier Nicolò Zustignan li fo venduto certe robe; el qual, sì chomo lui mi ha comesso che io habia a refferir a la serenità vo­ stra, dice che atrovandossi in chamera con el dicto am­ bassator, quello i dimandò di qual nation lui fosse. Et ri­ spondendoli esser venitian, mostrò haverne apiacer grandissimo, et disseli: La rason, perchè la tua Signoria fece pace con questo signor? Et lui li respose: Per haver sentito quella, cussì etiamdio [15] haver facto el tuo si­ gnor. Et da poi li dimandò per qual via si potesse man­ dar un homo da lì a qui; et lui gli disse, ch’è per molte al presente, che passi tuti erano aperti. Et anchora gli di­ mandò, se de qui si potesse haver artellarie: ma non li potè esser più risposto cossa alchuna per dicto sier Ni­ colò, rispeto a persone turchesche che sopragionseno in chamera, chustodi del prefacto ambassator, i qualli furo­ no causa de risechar ogni processo di parlar fra loro. Et da poi, partito quello da Constantinopoli, inmediatamen­ te el signor turcho fece far proclamo, con stricture et pene grandissime, che tuti che se atrovasseno de le mo­ nete de l’Ardevelli, andasseno fra breve tempo ad apre­ sentarle in cecha; le qualle gli erano pagate un certo pre­ tio l’onza; et tute quelle faceva disfar et bater suo mone­ te di lui. Per la qual cossa non è niuno che si atrovi di tal moneta, che ardisse mostrarla a persona alchuna, per le grandissime pene et strecture imposte, chomo è dicto.

Kaynak Bilgisi
M. Sanuto, I Diarii di Marino Sanuto, Forni Editore, Bologna, (1969).