Kaynak Türü
ANLATI
Cilt No /Belge No
02/1232-1233-1234
Kayıt Tarihi
Haber Tarihi
Özel Not

eksik
tarih?

Kaydın Metni

A l’alba l’armata dil Turcho si levò con bonaza venendo verso nui a terra via, di che insieme la magnificentia di misier con li magnifici provedadori, vedendo si meteva provenza et esser il zorno di far fati et conseguir victoria, fu remurchiato tutte le nave al vento ad uno, et le galie grosse, dadi a tutti li soi ordeni di bataglia, li quali per altre mie ho mandati a vostre magnificentie, salvo quelli de le galie grosse, che era questi che tutte le galie grosse divise a li do capitani dil trafego et di Barbaria, con ogni pena di obedientia, li qual capitani dovesseno far per setimana, et aziò dicti capitani dovesseno haver total obedientia li fu dà podestà che come le nave principiaseno a investir, tutte le galie grosse per squadra lo simile fazino in quelli picoli, et altri politi et securi ordeni. Or dimorando et aspetando che la provenza si metesse più fresca, et che ’l sol fusse con nui, levato il crocefisso, et per dar la trombeta, zonse misier Andrea Loredan che era a Corphù con 11 gripi et 4 caravelle, insieme con Simon di Greci; montato su la pope la magnificentia di misier li disse ste formal parole: magnifico misier Andrea haveti fato gran male a partirve da Corphù, ma zà che seti venuto a tal hora montati su che navilio et legno ve piaze, et fati da valenthomo; di che dicto misier Andrea rispose: magnifico zeneral ho voluto ancor mi venir a participar de sta gloria: che è di fato, perché fu dà la trombeta, ditto misier Andrea montò su la nave Pandora, et lo suo canzelier, noto era Marcho di Santi, Simon di Greci non montò, perché andò a tuor le arme sul gripo et non arivò a tempo, fato li trincheti a la nave Armera et Pandora a le qual era terminà, la nave grossa inimicha fato lo simile, lo capitano di le nave et conserve, benché dicto capitano se intrigò con una galia grossa, fato vella et capitano di le galie grosse dal trafego, di qual era la setimana, fate, con gran spironi in li fianchi, velle, le altre principiato a bombardar et investir le do nave nostre prima, ut supra. Al vostro honor tutte nave galie grosse, salvo che ’l capitano del trafego et misier Vicenzo Pollani et lo capitano de la barza con el Brocheta, et do altri barzoti candioti deteno a l’orza e luntanosse come inimici et rebelli del suo stato, di che combatero soli li nostri 8 legni in tutta l’armata inimicha per quasi un’hora. La nave Armera et Pandora incadenade con le do nave grosse inimiche se pose focho in una d’esse, ita che tre se ne brusorno, le do nostre et la più granda del Turcho, l’altra se salvono ma mal conditionada, el capitano di le nave intrò et ussì, ma dissi el prese uno schierazo, la nave Brocheta andò a fundi, ma scapolò assai homeni el patron et altri; vero è el capitano dil trafego se à portà virilmente, ma mejo misier Vicenzo Polani per mia fè è stato uno miracolo esser in mezo di 100 galie et fuste per una hora, et sempre combater et schapolar. Pensi vostra magnificentia se le galie grosse tutte 17 fusse intrate quel saria seguito per Dio immortal senza bota di spada se haria conseguito immortal victoria; consideri non tanto vostra magnificentia ma ognunque altra persona in che termene si trova et hasse trovato la magnificentia di misier, io non lo voglio scriver per non poterlo, et non atristar più vostra magnificentia, vedendosi da suo’ propri esser tradito non lui ma tutto il dominio venetiano et più tutta la cristianità, tutta l’armata ad una voce cridavano et cussì cridano
apicheli apicheli, et per Dio li seria pocho male a quel meritano, ma dovendo apichare se apicheria di 4 quinti di l’armata nostra. Diria, ma non oso, magnifici patroni, se sapeti la natura mia, che in sto viazo mai m’aveti trovà in una busia, né mai me trovarè, ne pensati ch’io tema altro che Idio e lo mio honore; io non ve scrivo in zifra, ma prè Hironimo Cesoto scrive che la ruina di la nostra terra è stà sti propri zentilhomeni, scomenzando da li primi a li ultimi; questa impresa era più fazile che romper do navilii che si se presentavemo, mai aspetavano ma fugivano le tre parte de lhoro, sicome haveano principiato a fare; potria ben dire, o Idio non ha volesto, dicho che sta volta l’à potuto più sti ribaldi, etc. Non parlo a passione, ma ben a raxone, et cussì Dio me ajuta. Or non più haveria ben che dire, ma anderia massa in suso: l’è più zorni che qualche colonna se inchinava, etc. Data la trombeta de ricolta tornassemo al locho, primo le nave et galie grosse che erano andà solazo in mare se ne stete la note, similiter nui se metessemo in mar.

Kaynak Bilgisi
M. Sanuto, I Diarii di Marino Sanuto, Forni Editore, Bologna, (1969).